Regole Hockey: per quanto la sua esistenza sia testimoniata addirittura dai dipinti dei pittori fiamminghi del XVI secolo, l’hockey su ghiaccio per come lo conosciamo noi si è sviluppato in Canada nell’Ottocento, per poi diffondersi nei vicini Stati Uniti e successivamente in Europa, grazie all’interesse di Lord Stanley, governatore britannico del Canada, che ha anche creato la Stanley Cup.
Per questo non sorprende che tra le 12 nazioni che si contenderanno la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici 2026 di Milano-Cortina d’Ampezzo ci saranno proprio le due selezioni nordamericane e dieci squadre europee, a ben rappresentare quella zona di mondo in cui l’hockey su ghiaccio è una disciplina molto radicata e seguita. Per tutti gli altri, l’invito è a godersi lo spettacolo, che non manca mai e che è molto accessibile anche a chi non ha grande esperienza con questa disciplina.
Ad hockey si gioca 6 vs 6
Del resto l’hockey su ghiaccio è un gioco abbastanza semplice, con due squadre di 6 giocatori dotati di mazza ricurva che devono spedire il disco (il “puck”) nella porta avversaria in un match che dura 60 minuti, con tre periodi di 20 minuti di tempo effettivo.
Nel corso dei secoli le regole sono cambiate, ma i concetti di base sono rimasti. Come quello che vede il campo diviso in tre zone (difesa, neutrale, attacco), oppure la struttura del campo (il “rink”), che è ricurvo per permettere al disco di non rimanere incastrato e che prevede la possibilità di giocare anche dietro la porta.
Per una serie di infrazioni, come l’interferenza, l’aggancio con il bastone, la gomitata, etc., è previsto che al giocatore vengano comminate delle penalità, con espulsioni temporanee che possono durare dai 2 ai 20 minuti, fino ad arrivare all’espulsione definitiva.
Le caratteristiche di bastone e disco
Il bastone è a forma di L con apertura d’angolo di circa 135 gradi e può essere di una serie di materiali che vanno dal legno al titanio, passando per alluminio, fibra di vetro, fibra di carbonio e kevlar. La lunghezza della mazza va dai 150 cm ai due metri, mentre la “spatola” finale va dai 24 ai 40.
Le dimensioni precise dipendono dalla preferenza del giocatore, mentre il portiere ha un bastone diverso, più corto e con la parte inferiore più larga e con angolo inferiore.
Il disco è nero, in gomma vulcanizzata, con un peso compreso tra i 140 e i 170 grammi, con un diametro di 7,5 cm e un’altezza di 2,5 cm.
Regole Hockey
Quando un giocatore riceve una penalità viene spedito nella panca puniti (la “penalty box”) e la sua squadra gioca in inferiorità numerica fino alla fine della punizione. Per le penalità leggere, se la squadra in superiorità numerica (power play) segna una rete, la penalità è considerata scontata.
Tra gli altri concetti da ricordare ci sono l’ingaggio (lo scontro tra due giocatori per assicurarsi il disco alla ripresa del gioco), il fuorigioco (un giocatore non può entrare nella zona d’attacco prima del disco) e la liberazione vietata, ovvero l’impossibilità di far finire il disco nell’area di difesa avversaria dalla propria.
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Format Hockey olimpico
La prima apparizione dell’hockey su ghiaccio ai Giochi Olimpici è, abbastanza sorprendentemente, in occasione di un’edizione estiva, quella del 1920. Ad Anversa infatti si tiene un torneo dimostrativo, a cui partecipano 7 squadre, che viene vinto dal Canada e che verrà poi riconosciuto dalla Federazione internazionale come primo campionato del mondo di hockey.
Con la nascita dei Giochi invernali e la prima edizione, quella di Chamonix nel 1924, l’hockey su ghiaccio entra immediatamente a far parte del programma a cinque cerchi senza mai mancare neanche un’edizione. A partire dal 1998, dall’edizione che si è svolta a Nagano, è stato inserito nel programma anche l’hockey su ghiaccio femminile.
Fino all’edizione 1992, tra l’altro, non c’è mai stata una vera e propria finale, dato che la struttura del torneo prevedeva che le medaglie fossero assegnate attraverso gironi composti da un numero variabile di squadre. Solo da Albertville 1992 in poi si è passati alla classica struttura con fase finale giocata con tabellone a eliminazione diretta.

Canada sempre favorito per le scommesse hockey
E cosa dice il medagliere olimpico? Poco sorprendentemente, sia a livello maschile che femminile, c’è un certo dominio del Canada. La squadra della foglia d’acero ha 16 medaglie nel torneo maschile (9 ori, 4 argenti e 3 bronzi) e 7 in quello femminile (5 ori e 2 argenti), il che significa che da quando è stato introdotto le giocatrici canadesi non sono mai scese sotto il secondo posto, perdendo solo in due casi in finale contro gli USA.
Il Canada, per le quote internazionali Hockey, è il favorito anche per il Mondiale che si disputerà in Svizzera in Primavera.
Tra gli uomini c’è una maggiore varietà, ma ci sono appena 8 squadre che hanno vinto l’oro in 25 tornei, tre delle quali sono tra l’altro l’incarnazione diversa della stessa nazione.
La storia dell'hockey su ghiaccio alle Olimpiadi
La storia olimpica dell’hockey su ghiaccio maschile può essere riassunta con la suddivisione in tre ere: quella dominata dal Canada, quella in cui a fare la voce grossa era l’Unione Sovietica e quella più recente, in cui altre nazioni hanno cominciato a prendersi spazio nel medagliere.
Da Anversa 1920 a Oslo 1952, l’oro è quasi sempre stato una questione canadese, con i nordamericani che hanno vinto in 6 occasioni e si sono dovuti accontentare del secondo posto nel 1936, a Garmisch-Partenkirchen, dietro il Regno Unito.
Dall’edizione 1956, quella di Cortina d’Ampezzo, è poi iniziata la guerra fredda (ed è decisamente il caso di dirlo) tra Unione Sovietica e Stati Uniti, con l’inserimento occasionale tra le big della Cecoslovacchia. A Cortina si impongono i sovietici, mentre nel 1960 a Squaw Valley i padroni di casa statunitensi portano a casa l’oro, prima di una serie di quattro trionfi consecutivi (Innsbruck 1964, Grenoble 1968, Sapporo 1972 e Innsbruck 1976) dell’URSS, in un periodo tra l’altro contrassegnato dal boicottaggio da parte del Canada.
La nazionale nordamericana infatti salta le edizioni 1972 e 1976 in polemica con il CIO, per la decisione di non permettere la partecipazione agli atleti professionisti. Una scelta che, agli occhi dei canadesi, favorisce i sovietici, in teoria dilettanti ma in realtà atleti di stato, ben pagati e allenati.
Il miracolo sul ghiaccio
La striscia di vittorie dell’URSS viene interrotta da quella che è una partita leggendaria, quella chiave della fase finale del torneo dei Giochi di Lake Placid nel 1980. Un match passato alla storia come il “Miracle on Ice”, il miracolo sul ghiaccio. si affrontano la nazionale statunitense padrona di casa, composta da atleti universitari e dilettanti contro i fortissimi sovietici.
Nonostante i pronostici nettamente favorevoli (e aiutati da un palazzetto in piena febbre patriottica), gli americani vincono per 4-3, un successo che poi risulterà decisivo per arrivare all’oro. Nonostante ciò, sia a Sarajevo 1984 che a Calgary 1988 i sovietici tornano alla vittoria.
Poi però succedono un paio di cose. La prima è il già citato cambio di formato del torneo olimpico, con aggiunta la possibilità di schierare giocatori professionisti. E poi nel 1991 c’è il crollo del blocco comunista, che porta alla dissoluzione dell’URSS.
Gli ex-sovietici, come avviene in molti sport, si presentano sotto il nome di Squadra Unificata e vincono comunque l’oro, sfruttando il fatto che con il campionato NHL in corso molte squadre non avevano potuto schierare le loro stelle. Una situazione che si ripete anche nel 1994 a Lillehammer, un’edizione che vede il primo trionfo della Svezia, che batte ai rigori il Canada.
Gli atleti NHL parteciperanno alle Olimpiadi
Nel 1998 l’accordo tra CIO, Federazione e NHL permette per la prima volta ai giocatori della lega nordamericana di partecipare ai Giochi. E infatti a Nagano l’oro lo vince la Repubblica Ceca, che ha nella sua squadra parecchie stelle NHL. A Salt Lake City nel 2002 torna a vincere il Canada, che batte gli USA in finale, mentre nel 2006 a Torino torna sul gradino più alto del podio la Svezia.
A Vancouver 2010 a trionfare sono di nuovo i padroni di casa canadesi, che si ripetono anche a Sochi nel 2014. L’assenza dei giocatori NHL (per motivazioni economiche nel 2018 e per i problemi legati alla pandemia nel 2022) si fa sentire sul medagliere delle due ultime edizioni e quindi nel 2018 a Pyeongchang l’oro se lo aggiudica la Russia e a Pechino 2022 c’è stata la prima volta della Finlandia.
Per le quote NHL complicato il double degli attuali Campioni in carica dei Florida Panthers!
Germania possibile outsider sul ghiaccio di Cortina
Alla luce di tutto ciò, quali sono le squadre favorite per l’oro ai Giochi di Milano-Cortina d’Ampezzo? Rispetto all'incertezza, ad esempio, sulla gara di skeleton, il ritorno in grande stile ai Giochi delle stelle NHL dopo 12 anni di assenza fa sì che l’attenzione sarà concentrata sulle selezioni di Canada e Stati Uniti, che hanno parecchio da dimostrare.
Del resto i canadesi sono a digiuno dall’edizione 2018, mentre gli statunitensi non vincono l’oro a cinque cerchi addirittura dal Miracle on Ice del 1980.
Ma lo sviluppo sempre maggiore delle nazionali europee crea una situazione in cui le due selezioni nordamericane rischiano di avere più di qualche problema. Quindi occhio, anche per le relative scommesse sportive, alla Germania, in grandissima forma e con una buona rappresentanza di giocatori che disputano l’NHL.
Tra le altre squadre da non sottovalutare ci sono la solita Repubblica Ceca, che si è laureata campione del mondo nel 2024, ma anche la Finlandia campionessa olimpica uscente.
Gli Azzurri dell'Hockey
E poi ci sono Svizzera e Svezia, seconda e terza sia nell’edizione 2024 che in quella 2025 dei Mondiali. I Giochi del 2026 rappresentano anche il ritorno dell’Italia dell’hockey su ghiaccio, assente in tutte le edizioni che hanno seguito Torino 2006. La nostra nazionale ha preso parte a nove edizioni del torneo olimpico e può vantare come miglior risultato il settimo posto ottenuto nell’edizione casalinga del 1956.
All’epoca si giocò a Cortina e chissà che questa coincidenza non funga da motore per una squadra che certamente punta a fare bene, pur non avendo sicuramente valori assoluti che possano far sperare in un’impresa.
Ma, se la storia dell’hockey ai Giochi Olimpici può insegnare qualcosa, è sempre meglio non buttarsi giù. Se c’è già stato un Miracolo sul Ghiaccio, nulla impedisce di sognare di viverne un altro!
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