Torcia Olimpica Italiana: l’arrivo dei Giochi Olimpici, estivi o invernali che siano, è un evento atteso per anni. Da quando il CIO stabilisce che una località ospiterà i Giochi, cominciano i preparativi per un qualcosa che è storico, non solo a livello sportivo. Ma il momento in cui davvero si capisce che la manifestazione a cinque cerchi è alle porte è quello in cui la fiamma olimpica arriva nel Paese che ospita i Giochi. E dunque, stavolta tocca all’Italia, sede dei Giochi Invernali 2026 di Milano-Cortina d’Ampezzo.
Dal 4 dicembre la fiamma è in Italia
La fiamma, accesa nel braciere di Olimpia, è stata prelevata ad Atene dal presidente del CONI Giovanni Malagò e portata a Roma, dove è cominciato il viaggio che la porterà in tutte le regioni e province d’Italia, fino al giorno dell’inaugurazione dei Giochi il 6 febbraio 2026 a Milano. A presentare la fiamma sul suolo italico il 4 dicembre è stata una delle stelle del tennis italiano, Jasmine Paolini, oro nel doppio femminile a Parigi 2024, che l’ha fatta scendere dall’aereo proveniente dalla Grecia.
Dopo di lei è toccato a un altro campione olimpico, il ciclista Filippo Ganna, nel percorso che è terminato con l’affidamento al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha provveduto ad accendere il braciere olimpico nella mattinata del 5.
Sono previsti 10.001 tedofori prima di Cortina
I tedofori che si passeranno, simbolicamente e non, il testimone in questi 63 giorni e nei 12mila km previsti, sono 10.001. Il primo a ricevere la torcia è Gregorio Paltrinieri, uno degli atleti italiani più medagliati di sempre, già portabandiera alla cerimonia di chiusura di Parigi.
Tra i nomi di quelli che sono stati selezionati per portare la torcia olimpica spicca certamente quello di Achille Polonara. Il cestista della Dinamo Sassari e della nazionale italiana sta vivendo un momento molto complicato, con la battaglia contro la leucemia che lo ha costretto a subire un trapianto di midollo osseo.

Le favole di Achille Polonara ed Igor Protti
E se la fiamma di Olimpia è vita e speranza, nessuno meglio di Polonara, con un nome che richiama proprio all’Antica Grecia e al più valoroso dei suoi guerrieri, può idealmente portarla, soprattutto vista la positività con cui sta vivendo una situazione certamente non semplice.
Ma Achille non è solo in questa duplice corsa. Anche Igor Protti, indimenticato bomber degli anni Novanta, capocannoniere in Serie A (con il Bari), B e C (entrambe con il Livorno), è stato scelto per fare da tedoforo, sfidando una malattia che non gli sta dando tregua. A lui tocca parte della tappa di Livorno, città di cui è cittadino onorario, ma con addosso gli sguardi e l’affetto di tutto il mondo dello sport italiano e non solo.
E poi tra i 10.001 ci sono tantissimi altri atleti, olimpici e non, non solamente italiani o per forza in attività, scelti per provenienza o affinità con ognuna delle città di tappa.
Anche Superpippo correrà con la torcia
Fare un elenco completo sarebbe impossibile, dunque è il caso di menzionarne qualcuno, pur con la consapevolezza di dimenticare sicuramente qualche nome importante: a Roma tocca a Matteo Berrettini, a Perugia c’è Simone Giannelli, a Palermo Pippo Inzaghi, tra i favoriti per la vittoria della Serie B per le quote sportive, a Reggio Calabria Vincenzo Nibali, a Napoli Massimiliano Rosolino, a Taranto Antonella Palmisano, a Lecce Fefè De Giorgi, a Rimini Valentina Vezzali.
Ancora a Bologna Marco Belinelli, a Torino a Pecco Bagnaia, a Pavia Lorenzo Bernardi, a Verona Elia Viviani, a Padova Novella Calligaris, a Bolzano Gustavo Thoeni, a Como Javier Zanetti e a Milano Zlatan Ibrahimovic.
La leggenda dell’ultimo tedoforo
Una domanda però rimane ancora irrisolta. Chi sarà il numero 10.001? Il nome dell’ultimo tedoforo, quello a cui spetta il compito di accendere il braciere durante la cerimonia d’apertura, è avvolto nel mistero. Un onore che nel corso degli anni è toccato a personaggi iconici dello sport mondiale.
C’è l’indimenticabile e toccante accensione del braciere di Atlanta 1996, con un Mohammed Ali che lotta contro il Parkinson. Oppure la rivincita contro la sfortuna di Wanderley da Lima, maratoneta brasiliano aggredito quando era in testa ad Atene 2004, che ha acceso il fuoco a Rio de Janeiro nel 2016. Per non parlare dell’impresa di Cathy Freeman, velocista australiana e simbolo della comunità aborigena del paese, scelta per accendere il braciere a Sydney del 2000 e poi vincitrice dei 400 metri qualche giorno dopo.
Torcia Olimpica Italiana
Gli ultimi tedofori delle tre edizioni italiane dei Giochi Olimpici già disputate hanno anche loro una storia particolare. Il primo è stato Guido Caroli, perfetto trait d’union tra passato e presente, in quanto milanese e ultimo tedoforo a Cortina, nei Giochi del 1956. Il pattinatore di velocità azzurro, che aveva partecipato ai Giochi già nel 1948 e nel 1952, è stato protagonista di un incidente immortalato per la posterità.
Durante il giro di pista con la torcia prima di accendere il braciere, Caroli cade a causa di un cavo per la trasmissione televisiva. La foto con l’azzurro a terra che però riesce a non far spegnere la fiamma è parte integrante della storia a cinque cerchi.
Nel 1960 l’onore di accendere il braciere dei Giochi estivi a Roma tocca invece a Giancarlo Peris, giovane mezzofondista di Civitavecchia. Non un atleta affermato ma una scelta simbolica, quella di affidare l’accensione al vincitore della corsa campestre dei campionati studenteschi della provincia di Roma. Peris non avrà avuto una carriera brillante, ma è rimasto a modo suo nella storia, visto che l’immagine dell’accensione del braciere nella Città Eterna è iconica ed è addirittura finita su un francobollo celebrativo del cinquantesimo anniversario di Roma 1960.
Chi porterà la torcia il 6 febbraio?
E poi c’è Torino 2006, quando l’ultima a portare la torcia è stata Stefania Belmondo. La sciatrice di fondo piemontese ha chiuso una vera e propria staffetta (è decisamente il caso di dirlo) composta dai grandi protagonisti ai Giochi invernali dei decenni precedenti, che comprendeva tra gli altri Alberto Tomba, Deborah Compagnoni e Manuela Di Centa. Ma gli ultimi metri non potevano che toccare a Belmondo, che all’epoca deteneva il primato di medaglie italiane ai Giochi invernali, 10.
Un record che ora è stato infranto da Arianna Fontana, arrivata a 11. La pattinatrice di Sondrio, tra l’altro, parteciperà ai Giochi per la sesta volta.
Sarà lei l’ultimo tedoforo di Milano-Cortina, magari sperando di ripetere l’impresa di Cathy Freeman? Oppure toccherà a un’altra icona degli sport invernali tricolori, come il fenomeno dello slittino Armin Zöggeler (due ori, un argento e tre bronzi in sei edizioni) o il pattinatore Enrico Fabris (due ori a Torino 2006)? Per scoprirlo bisogna attendere il 6 febbraio. E nel frattempo, godersi il viaggio della torcia!
