Stipendi Italia Baseball: la partecipazione della nazionale italiana al World Baseball Classic 2026, che è di fatto la Coppa del mondo della disciplina, sta riservando agli azzurri parecchie soddisfazioni. La squadra italiana è alla sesta partecipazione al torneo e sta dimostrando una crescita enorme, considerando che nell’edizione 2023 è arrivata ai quarti di finale.
Alla data di pubblicazione di questo contenuto originale, nella World Baseball Classic 2026 la squadra guidata da Francisco Cervelli, che è succeduto a Mike Piazza nel 2025, si sta comportando egregiamente.
Gli Azzurri del Baseball nella World Baseball Classic
Inserita nel girone A con Stati Uniti, Messico, Gran Bretagna e Brasile, la compagine tricolore ha ottenuto un risultato importantissimo, battendo, a sopresa per le Quote William Hill, gli USA padroni di casa a Houston per 8-6. Non è la prima volta che l’Italia batte i “padri fondatori” del baseball, ma non era ancora mai successo che gli azzurri si imponessero contro una squadra statunitense che schierava tutti giocatori che prendono parte alla MLB.
E di certo, non si erano mai sconfitti gli Stati Uniti in un match giocato a un livello come quello del World Baseball Classic.
Una sorpresa enorme, ribadiamo, ma fino a un certo punto. Perchè se è vero che le grandi potenze del baseball sono altrove (chiaramente gli USA, ma anche il Giappone), va anche considerato che la nazionale italiana è una delle squadre europee più blasonate.
L'Italia del Baseball è una potenza europea
Nel corso della sua storia la selezione tricolore ha ottenuto 10 vittorie, 18 secondi posti e 5 terzi posti agli Europei, risultando seconda nel medagliere dietro ai Paesi Bassi (25 vittorie, 9 secondi posti e un terzo posto) e parecchio avanti alla terza forza continentale, la Spagna (che si accontenta di 2 vittorie, 2 argenti e ben 16 bronzi).
A livello mondiale la miglior prestazione dell’Italia resta, almeno finora, il quarto posto nei campionati mondiali del 1974, mentre il risultato più importante nelle quattro presenze ai Giochi Olimpici è il sesto posto, centrato sia nel 1996 ad Atlanta che nel 2000 a Sydney.
Il baseball non si pratica solo in Emilia-Romagna...
A livello di club non sono moltissime le città italiane che possono vantare una importante tradizione nel baseball. Di certo le capitali tricolori di questa disciplina sono la Nettuno di Bruno Conti (17 titoli nazionali), Bologna (15, di cui 14 con la Fortitudo e uno con la Libertas), Rimini (13 scudetti), Parma (11), Milano (8), Grosseto (4), Roma (4, due con la Roma e due con la Lazio) e Firenze (1).
Regionalmente parlando la fa da padrona l’Emilia Romagna, decisamente la casa italiana del baseball, con un totale complessivo di 39 titoli, seguita dal Lazio (21), dalla Lombardia (8) e dalla Toscana (4). A queste cifre si devono anche aggiungere quelle di un club…straniero, ovvero il San Marino. La squadra della Repubblica del Monte Titano partecipa chiaramente alla Serie A, che ha vinto in 7 occasioni.
Il valore economico dei club di baseball in Italia
Insomma, la tradizione, seppure principalmente localizzata in alcune zone del paese, all’Italia non manca. E neanche l’appeal a livello internazionale, considerando che nella rosa azzurra ci sono parecchi giocatori italo-americani, che hanno scelto di giocare con l’Italia e che militano in squadre statunitensi, tra MLB e leghe minori.
Quello che manca all’Italia, chiaramente, sono i mezzi economici, soprattutto se ci si mette a paragone con la lega americana. Si parla di un campionato in cui il valore medio delle trenta franchigie ha superato i 2 miliardi di dollari, con i New York Yankees chiaramente in testa con un valore che si aggira sui 7 miliardi.
Tanto per fare un paragone non certo lusinghiero, in Italia si parla di cifre astronomicamente minori, considerando che per una stagione ai massimi livelli i budget sono ampiamente al di sotto del milione di euro. Ma va detto che a livello di struttura si è cercato di imitare proprio gli americani per quanto riguarda l’istituzione del professionismo e la struttura delle franchigie.
Stipendi Italia Baseball: tra compensi e meri rimborsi
La realtà però è che chi gioca a baseball in Italia, persino nei club più prestigiosi, è quasi costretto ad avere un’altra attività. Bisogna infatti ricordare che il calendario del baseball è compresso nei mesi primaverili e in quelli estivi, il che significa che ai giocatori sono richiesti circa 6 mesi di attività, con il resto dell’anno non coperto.
Il che è meno un problema per chi riesce ad accedere al professionismo, come i giocatori stranieri, che (in assenza di dati certificati a livello ufficiale) dovrebbero guadagnare cifre che si attestano sui 50mila euro all’anno.
Va peggio agli altri, che devono accontentarsi dei rimborsi da parte dei club e che dovrebbero aggirarsi sui 15mila -20mila euro a stagione. E non sorprende che i migliori giocatori del campionato spesso decidano di guardare altrove durante lo stop invernale, andando a giocare in paesi (principalmente dell'area caraibica) dove invece la stagione agonistica non è condizionata dal meteo.
I numeri degli stipendi dei giocatori MLB
Guardando oltreoceano, c’è un abisso di differenza. Lo stipendio minimo (sì, il minimo!) di un giocatore MLB è di 760mila dollari e le stelle della lega, quelle che spostano i numeri delle Quote Baseball, come il leggendario Shohei Ohtani, arrivano a guadagnare 70 milioni l’anno. Lo stipendio medio di un giocatore si attesta a circa 5 milioni di dollari a stagione.
Contratti che fanno il paio con quelli della NBA, a dimostrazione che la MLB è un’azienda, peraltro in netto attivo, con una capacità di generare introiti che va dalla vendita dei biglietti e dei diritti TV alle sponsorizzazioni, per un giro d’affari annuale di quasi 12 miliardi di dollari, che la rende la seconda lega sportiva più ricca dietro la NFL e persino davanti al basket made in USA.
In Italia invece il giro di affari complessivo del campionato è di qualche milione di euro.
Quanto guadagna in Colorado il lanciatore Lorenzen
Logico dunque che nella rosa dell’Italia al WSC convivano due anime a livello di stipendi, con i giocatori che sono basati negli USA (tra MLB e leghe minori) e quelli che invece partecipano al campionato italiano. Basti pensare che il lanciatore Michael Lorenzen ha firmato un contratto annuale con i Colorado Rockies che gli garantisce uno stipendio di 7,7 milioni di dollari per la stagione in corso.
Per non parlare di Aaron Nola, stella dei Philadelphia Phillies, fresco di un accordo da 7 anni con uno stipendio medio stagionale da 24 milioni di dollari. E anche chi non è ancora arrivato a quei livelli, come Samuel Aldegheri, ha di che accontentarsi, visto lo stipendio base da rookie nelle prime due stagioni ai Los Angeles Angels, con la possibilità di aumentare gli emolumenti con il passare degli anni.
In tutte i ruoli della rosa convivono giocatori che guadagnano molto negli USA e altri che invece sono in Italia. È il caso dei catcher, con capitan Alberto Mineo che gioca a Parma (ma che in offseason è volato in Nicaragua per un contratto a tempo) e con Kyle Teel che invece ha appena esordito in MLB.
Chiaramente sono tantissimi gli italo-americani, accanto a cui si sta però sviluppando un nucleo di giocatori italiani, che sperano di riuscire a emergere e di volare oltreoceano per diventare stelle in MLB. Oppure, semplicemente, che anche in Italia giocare a baseball diventi un po’ più remunerativo…
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