Olanda 74: nel calcio capita spesso di chiedersi quale sia la squadra migliore a non aver vinto un determinato trofeo, come per i calciatori quando si cita George Best. E quando si parla di Coppa del Mondo, la risposta è quasi sempre l’Olanda. La nazionale dei Paesi Bassi (a volerla chiamare con il suo nome esatto) è arrivata tre volte all’ultimo atto, nel 1974, nel 1978 e nel 2010, sfiorando ogni volta l’impresa ma senza mai sollevare la coppa.

La nazionale più iconica della storia del calcio
Ma se la risposta “Olanda” è a livello generale, volendo andare un po’ più a fondo molti diranno “l’Olanda del 1974”.
Una nazionale così iconica da essere diventata ormai un qualcosa a sé stante, finita nel novero delle squadre più forti di sempre, quelle che si identificano con un periodo o con un allenatore. Qualche esempio? Beh, il Brasile del 1970, il Barcellona di Pep Guardiola, il Milan degli Immortali e, ovviamente, l’Olanda del 1974. Ma come si è creato questo mito?
Il calcio totale di Rinus Michels nasce con l'Ajax
Bisogna partire da qualche anno prima, dal 1965. In quell’anno un allenatore belga, Rinus Michels, approda sulla panchina dell’Ajax. Michels si ritrova una squadra piena di talento e nel corso degli anni sviluppa una filosofia poi divenuta celebre come Calcio Totale, che permette ai Lancieri di imporsi sia a livello nazionale che in Europa.
Ma i Paesi Bassi all’epoca sono un laboratorio e non c’è solo l’Ajax a produrre nuovo calcio. Dall’altra parte del paese, a Rotterdam, il Feyenoord chiama un altro grande allenatore, Ernst Happel, che porta i biancorossi a vincere la Coppa dei Campioni 1970, il primo club olandese a riuscirci. Nelle tre stagioni successive, invece, la Coppa la vince l’Ajax.
I blocchi di Ajax e Feyenoord e si gioca a memoria
Dunque, logico che nel 1974 l’Olanda non sia esattamente una sorpresa. Intanto perchè la federazione per i Mondiali sceglie per la panchina proprio Michels. Il belga chiaramente si affida in gran parte al blocco del suo Ajax (Arie Haan, Piet Keizer, Ruud Krol, Johan Neeskens, Johnny Rep e Wim Suurbier), ma ci aggiunge anche un nutrito gruppo di calciatori del Feyenoord (tra cui Willem van Hanegem, Rinus Israel e Wim Jansen), completando la rosa con giocatori pescati in Belgio (come Rob Rensenbrink) o tra gli altri club olandesi (i gemelli Van de Kerkhof o il portiere, Jan Jongbloed).
A dirigere l’orchestra in campo c’è Johan Cruijff, il Profeta del Gol, da poco passato al Barcellona ma linfa vitale del Grande Ajax e già due volte Pallone d’Oro. Insomma, i presupposti per un grande torneo ci sono tutti. E in effetti, per sei partite e qualche minuto, andrà esattamente così.
Il percorso degli Oranje al Mondiale tedesco
Gli Oranje esordiscono contro l’Uruguay nel gruppo 3 e regolano con facilità i sudamericani. Gli olandesi sono nettamente superiori a livello tecnico e tattico, con il turbinio dei cambi di posizione che manda al manicomio la Celeste. Finisce 2-0, ma il dominio è evidente.
Contro la Svezia la squadra olandese frena, chiudendo sullo 0-0, ma il 4-1 successivo contro la Bulgaria è un tripudio. L’autorete di Krol a risultato già acquisito è l’unico gol che gli Oranje subiranno fino alla finale, uno score relativo alla differenze reti che sarebbe assolutamente impensabile con le quote calcio odierne!
L'Arancia Meccanica spezza via Argentina e Brasile
E dire che il secondo gruppo non è esattamente di quelli semplici: Brasile, Germania Est e Argentina, ovvero i Campioni in carica e la Seleccion che vincerà la Coppa del Mondo 4 anni dopo. L’Albiceleste viene travolta con un 4-0 dal ciclone arancione, che si guadagna il soprannome di Arancia Meccanica, mescolando il colore delle maglie e il titolo del celeberrimo film di Stanley Kubrick, che si adatta alla perfezione al gioco fluido, quasi perfetto, della squadra di Michels.
La vittoria per 0-2 contro la DDR è il preludio a una vera e propria semifinale, perchè Olanda e Brasile si giocano il pass per la finalissima nello scontro diretto. Il match è di una durezza pazzesca, con entrambe le squadre che non si risparmiano, ma termina 2-0 per Cruijff e compagni.
Calcio d'inizio e l'azione perfetta in finale con la Germania
Che ormai sono la squadra del cuore di tutti i tifosi neutrali. E che, incredibilmente, arrivano alla finale contro i padroni di casa della Germania Ovest da favoriti per quelle che poi si chiameranno quote Coppa del Mondo. Tempo un minuto e il meccanismo dell’Arancia Meccanica scatta alla perfezione.
Gli Oranje battono il calcio di inizio e tengono il pallone per un minuto e poco più, con una manovra avvolgente e fatta di scambi di posizione che porta Cruijff a incunearsi nell’area di rigore tedesca con un’accelerazione bruciante, interrotta da un fallo di Uli Hoeneß.
L’inglese Jack Taylor fischia il penalty, Neeskens lo segna e dopo due minuti l’Olanda è in vantaggio, senza che i tedeschi abbiano toccato il pallone neanche una volta.
Sembra l’inizio del tripudio, ma è il momento di massimo splendore dell’Arancia Meccanica. La Germania Ovest, che in campo ha Franz Beckenbauer, Gerd Müller, Sepp Maier e Paul Breitner, non si fa intimidire. I teutonici pareggiano su calcio di rigore, segnato proprio da Breitner, al minuto 25 e vanno in vantaggio al 43’ con Müller, abilissimo a risolvere da distanza ravvicinata una situazione confusionaria in area di rigore. Nella ripresa gli attacchi degli olandesi sono vani e la coppa la solleva Kaiser Franz, non il Profeta del Gol.
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Il Profeta del Gol vince il Pallone d'Oro non la Coppa
Ma se l’Olanda del 1974 non ha vinto quei Mondiali, come ha fatto a rimanere nella storia del calcio? Si tratta forse di quello che alcuni definirebbero il culto dei perdenti? Assolutamente no, perchè se è vero che il risultato non ha premiato gli Oranje, quanto mostrato nel mese in Germania Ovest è rimasto negli occhi di tutti. Intanto, buona parte del mondo scopre per la prima volta il Calcio Totale, già leggendario ma che solo chi aveva seguito la Coppa dei Campioni aveva visto all’opera.
Le immagini di Cruijff e gli altri che si sovrappongono e che si scambiano posizione con precisione e fluidità, pressando e ripartendo in maniera fulminea, mostrano all’intero pianeta un modo diverso di fare calcio e molti prendono appunti per il futuro.
E visto che si parla di squadre iconiche, tra quelli che si innamorano c’è anche Arrigo Sacchi… Poi c’è il valore dei calciatori. Cruijff, che vince il Pallone d’Oro anche nel 1974 nonostante Beckenbauer porti a casa Mondiale e Coppa dei Campioni è la punta di diamante, ma è circondato da compagni di livello assoluto. Rensenbrink, Neeskens, Krol e gli altri sono stelle che brillano indipendentemente dal Profeta del Gol.
Il portiere con la numero 8 e le altre curiosità
Ma a creare l’alone di leggenda attorno a quella nazionale c’è anche altro. Lo spirito del tempo, verrebbe da dire. Sono gli anni Settanta, pieni di novità e di tensioni. Le novità gli Oranje le portano eccome, ma le tensioni non è che manchino. L’Arancia Meccanica si chiama così anche perchè non è che la rosa sia esattamente un gruppo di educande, dentro e fuori dal campo. Basterebbe partire dal portiere, Jongbloed, che nel 1974, quando Michels lo convoca, non è neanche più professionista e gestisce una tabaccheria.
Uno talmente fuori dagli schemi che spesso non mette i guantoni e preferisce giocare con i piedi, uscendo dalla sua area e sostituendo il libero.
La sua maglia giallo canarino con il numero 8 (figlia della numerazione per ordine alfabetico, escludendo ovviamente il 14 di Cruijff) è parte integrante della mitologia di quella squadra. E a proposito di Cruijff, bisogna ricordare che il campionissimo lascia l’Ajax nel 1973 perchè il gruppo dei senatori lo fa fuori nell’elezione come capitano, preferendogli Keizer. E che, considerando la rivalità tra Lancieri e Feyenoord, non è che i due blocchi si vedessero esattamente di buon occhio.
Olanda 74
Anche sul terreno di gioco chi pensa a una squadra leziosa e leggera ha capito male. Se nel match che decide la finalista i brasiliani cercano lo scontro fisico, con una serie di entrate a due piedi che farebbe interrompere una partita odierna per troppi cartellini rossi, gli olandesi rispondono con calcioni, gomitate e interventi da codice penale.
Belli e dannati, si potrebbe chiosare. Ma certamente iconici. Al punto che paragonare una squadra all’Olanda del 1974 è farle un complimento enorme. Considerando la bacheca tristemente vuota, un qualcosa di più unico che raro.
*Le immagini dell'articolo sono distribuite da Alamy.
