NBA in Europa: il rapporto tra la NBA e l’Europa ha una storia lunga e altalenante. Se è vero che le due tipologie di basket a volte vanno a cozzare (alcune regole pallacanestro differenti danno subito l’idea del quanto), va anche considerato che il basket a stelle e strisce, per esposizione e spettacolarità, appassiona tutti anche nel Vecchio Continente. Che quindi è un mercato importante per la lega nordamericana, sfruttato in maniera differente nel corso dei decenni.
Le prime esibizioni NBA nel Vecchio Continente
All’inizio furono le esibizioni, con le squadre NBA che venivano in Europa a sfidare squadre locali oppure ad affrontarsi tra loro. Anzi, a partire da metà anni ottanta è stato organizzato un vero e proprio torneo, il McDonald’s Open, che si disputava ogni anno (poi ogni due) in una città europea e coinvolgeva addirittura franchigie made in USA, club europei e nazionali.
Inutile dire che nell’albo d’oro delle 9 edizioni tra 1987 e 1999 c’è sempre, chiaramente da favorita per le quote basket, il nome di una squadra americana come vincitrice, ma nel corso degli anni si è assistito a sfide epiche come quella tra i Boston Celtics di Larry Bird e il Real Madrid di Drazen Petrovic nel 1988 o al dominio di Michael Jordan nel 1997. Delle nove edizioni, due si sono svolte nel nostro paese: quella del 1989 al Palalottomatica di Roma e quella del 1999, l’ultima, al Forum di Assago a Milano.
NBA in Europa
E anche le semplici amichevoli non sono mancate in Italia, con la partita del 1984 a Milano tra Phoenix Suns e New Jersey Nets o quella tra Boston Celtics e Toronto Raptors, disputata a Roma nel 2007 poco dopo l’annuncio che un giocatore italiano, anzi, capitolino come Andrea Bargnani era stato scelto come numero 1 al draft.

Nel corso dei decenni l’Italia ha anche ospitato diverse tappe del Live Tour NBA, con Boston Celtics e New York Knicks che hanno affrontato l’Olimpia a Milano, Toronto Raptors e i Phoenix Suns che hanno giocato a Roma contro la Virtus o gli Charlotte Hornets che hanno sfidato la Virtus Bologna a Casalecchio di Reno.
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La NBA sbarca in Europa durante la stagione ufficiale
Poi sono arrivati i match di regular season. I primi sono stati nel 2011 all’O2 di Londra, location dell’NBA in salsa europea fino al 2019 (con un recente ritorno di fiamma a inizio 2026), poi è stato il turno dell’Accor Arena di Parigi e dell’Uber Arena di Berlino, con il prossimo appuntamento che è previsto per il 2027 in un'altra città del Regno Unito, Manchester.
A questa lista manca ancora l’Italia, che non è mai stata scelta per una partita ufficiale. Ma il fatto che si sia riusciti a organizzare match di regular season al di là dell’oceano (come del resto avvenuto anche in Giappone, oltre che nel più vicino Messico) segnala che l’NBA ha alzato la posta quando si è trattato di scommettere sull’Europa.
L'idea della extra franchigia europea
Del resto, per decenni si è pensato (o forse sarebbe meglio dire “sognato”) di creare addirittura una franchigia NBA basata in Europa. Poi però non se ne è mai fatto nulla, soprattutto per una serie di motivi logistici.
Già pensare che la squadra in questione avrebbe dovuto affrontare oltre quaranta trasferte di regular season negli States (senza contare i play-off, tutti gioco forza contro squadre dall’altra parte dell’Atlantico) fa capire parte del problema. Senza considerare poi che anche le franchigie americane e canadesi avrebbero dovuto fare il viaggio intercontinentale per venire a sfidare gli europei in casa loro. Un’idea affascinante, senza dubbio, ma contrastata da un oceano di distanza.
La nuova NBA Europe
Eppure ora tutto potrebbe cambiare, perché il progetto NBA Europe promette di portare in pianta stabile il basket in stile americano nel Vecchio Continente. E non solo con una franchigia, ma con un campionato vero e proprio, modellato su quello a stelle e strisce.
Un’idea che chiaramente affascina non poco gli appassionati, ma che allo stesso tempo deve combattere contro una cultura della pallacanestro, a partire dalla tipologia di gioco per arrivare a campionati e rivalità nazionali e cittadine storiche, che potrebbe renderlo indigesto a una parte degli amanti della palla a spicchi.
Il nuovo format con 12 città coinvolte
Come dovrebbe funzionare dunque la NBA Europe? Si parla di una lega (che nei programmi potrebbe partire già dal 2027) con squadre fisse in 12 città, sul modello delle franchigie made in USA. L’obiettivo dell’NBA ma anche della FIBA è quello di monetizzare un bacino di utenza enorme, che si avvicina ai 300 milioni di appassionati in tutta Europa, che però al momento rende meno di quanto potrebbe vista la frammentazione dei campionati.
Una sorta di Eurolega quindi, ma con la struttura e le regole (e un sostegno finanziario) della lega nordamericana. Un modello di business vero e proprio, tra l’altro che funziona egregiamente visto che la NBA non ha alcun problema di debiti e riesce a vendere il proprio prodotto in ogni parte del globo.
Quali squadre parteciperebbero alla NBA europea
Un sogno? Beh, a vedere le ultime riunioni il tentativo di andare a dama c’è. E c’è già anche una mezza idea di quali squadre potrebbero prendere parte a questa nuova lega. Nei meeting più recenti hanno presenziato rappresentanti di Real Madrid, Barcellona, Asvel, Panathinaikos, Bayern Monaco e Alba Berlino. Il concetto di base sarebbe quello di una o due franchigie per paese, a seconda di tradizione cestistica e possibile bacino di utenza.
Da questo punto di vista la Spagna è già servita, con Real e Barcellona che già replicano in tutte le forme (polemiche comprese) il superclasico calcistico. E anche la Germania, dove due colossi come Bayern e Alba, che rappresentano tra l’altro le due principali metropoli teutoniche, sembrano avere assicurato un posto in prima fila nel nuovo progetto.
Stesso concetto per la Francia, dove la tradizione del Lyon-Villeurbanne va a braccetto con l’appeal dei nuovi arrivati del Paris Basketball, coprendo i due mercati più ricchi del paese. L’Inghilterra è un caso a parte, perché London Lions e Manchester
Basket andrebbero a rappresentare le due città più importanti, ma latitano per tradizione e per fondi, lasciando aperta la possibilità di legarsi a qualche club di altri sport (si parla di una partnership con il City a Manchester) per ottenere maggiore visibilità e possibilità di azione economica.
I casi di Grecia e Turchia
Ma non ovunque è possibile o conveniente cooptare squadre già esistenti. I casi limite sono rappresentati da due città, Atene e Istanbul, in cui è quasi scontato che si debba andare a creare una franchigia per l’NBA Europe. Il punto è che si parla di città frammentate per storia e tifo. Basterebbe pensare che su 13 squadre del campionato greco di Serie A, 6 si trovano nella capitale o in zone limitrofe. E le rivalità da quelle parti sono cosa assai seria.
Se è vero che i delegati del Panathinaikos hanno partecipato agli incontri preliminari, vanno considerate alcune cose. Primo, è illogico pensare che i tifosi delle altre squadre (in particolare AEK E Olympiacos) andrebbero a supportare i biancoverdi in NBA Europe come “franchigia cittadina”. Secondo, i tifosi stessi del Pana potrebbero non gradire un abbandono (necessario) del campionato, non potendo più disputare i tanto amati derby. Insomma, un po’ i problemi che ha avuto la Superlega a livello calcistico.
E che si ripropongono anche a Istanbul, con Anadolu Efes, Galatasaray e Fenerbahce che potrebbero puntare tutte a volare nella nuova NBA ma che non sarebbero certo supportate dai tifosi delle escluse. La soluzione? Creare una nuova franchigia da zero, con tutti i rischi che possono derivare dal partire senza una base reale di supporto.
I club italiani coinvolti dalla nuova NBA
E in Italia? Il nostro paese è un mix di situazioni diverse. Da una parte c’è Milano, con i rappresentanti dell’Olimpia già presenti ai primi meeting. Le Scarpette Rosse, per tradizione e forza economica, vanno inserite nella categoria “Real Madrid” e quindi hanno già uno dei due posti tricolori già assicurato, con o senza l’appoggio del Milan (di proprietà a stelle e strisce) di cui si sta discutendo.

Per l’altra franchigia, bisogna pensarci bene. Ci sarebbe Bologna, città di enorme tradizione cestistica, ma divisa un po’ come Atene tra Virtus e Fortitudo. Oppure Roma, che ha un appeal internazionale irresistibile e una enorme fame di basket (dimostrata anche dalla resurrezione dal basso della Virtus), ma che potrebbe dover percorrere la strada della nuova franchigia, magari allacciandosi alla Roma del pallone, che tra l’altro è anch’essa in mani americane.
E c’è persino una candidatura di Napoli, altro mercato potenzialmente molto attraente. Dunque, tante possibilità, e una scelta che avrà i suoi pro e i suoi contro.
Un progetto vincente in partenza
Infine, il resto d’Europa. Se 12 squadre avranno un posto fisso, bisogna ragionare su chi potrebbe comporre il resto del roster e se inserire altre franchigie a tempo indeterminato oppure no. Difficile pensare che prima o poi non verrebbero inglobate nazioni pazze per il basket come la Serbia (con tutte le difficoltà di riuscire a mettere d’accordo Stella Rossa e Partizan Belgrado), la Lituania (con lo Zalgiris Kaunas in pole position) o altri membri dell’Europa della pallacanestro come la Russia (CSKA Mosca) e Israele (Maccabi Tel Aviv).
Le cose su cui discutere sono parecchie e il potenziale è altissimo. Ma solo creando una struttura ben organizzata come quella della NBA originale e non calpestando i sentimenti degli appassionati europei (che, come detto, fanno ragionamenti diversi dalla loro controparte oltreoceano) sarà possibile mettere in pratica questo affascinante progetto.
