Modulo Fabregas: quando si parla di ex calciatori che si danno alla panchina, spesso e volentieri quelli che hanno maggiore successo sono i centrocampisti.
Del resto è quasi ovvio, visto che si parla di persone che da giocatori hanno dovuto dare la stessa attenzione alla difesa e all’attacco, ma anche che conoscono alla perfezione le necessità tattiche e quelle fisiche di una squadra.
Fabregas Campione di tutto
E quindi non sorprende che tra i giovani allenatori di maggior successo ci sia un ex centrocampista che ha scritto la storia del calcio europeo degli ultimi anni: Cesc Fabregas.
In campo il catalano classe 1987 ha vinto 12 titoli con i club, a cui vanno aggiunti due Europei e un Mondiale con la nazionale spagnola. E ora anche da tecnico sta lasciando il segno, con l’esperienza sulla panchina del Como che lo ha lanciato tra i giovani tecnici più interessanti del Vecchio Continente.

Gli straordinari numeri di Cesc Fabregas
La carriera da calciatore di Fabregas parla di 740 presenze, 125 reti e 216 assist con i club e di 110 presenze, 15 gol e 36 assist con la nazionale spagnola, per un totale di 850 partite giocate, condite da 140 marcature e ben 252 passaggi vincenti.
La storia calcistica del catalano inizia al Barcellona, ma prima di arrivare in prima squadra il giovane regista fa una scelta che spiazza tutti e si trasferisce all’Arsenal. Alla corte di Arsene Wenger il centrocampista viene subito inserito in prima squadra ed esordisce nel 2003, a 16 anni e 177 giorni, diventando, anche per le quote calcio, il giocatore più giovane di sempre della storia dei Gunners.
A Londra rimane per otto stagioni, giocando 303 partite, segnando 57 gol e fornendo 95 assist, ma soprattutto diventando capitano nel 2008 e dirigendo il centrocampo dell’Arsenal, dettando i tempi di gioco e costruendo geometrie. Con i Gunners Fabregas vince una FA Cup e un Community Shield.
Nel 2011 il catalano torna al Barcellona, guidato da Pep Guardiola, che era stato il suo modello da calciatore. L’esperienza in blaugrana è relativamente breve (tre stagioni), vincente, ma non del tutto soddisfacente.
Fabregas deve sgomitare per trovare spazio in un centrocampo difficile da cambiare (Busquets, Xavi e Iniesta) e si stabilizza come primo cambio delle rotazioni in mediana. In tre anni gioca 151 partite, segnando 42 gol e fornendo 50 assist, vince un campionato spagnolo, una Copa del Rey, due supercoppe di Spagna, una Supercoppa UEFA e una Coppa del Mondo per club, ma nel 2014 decide di tornare in Inghilterra.
Cesc idolo di Stamford Bridge
Si accasa al Chelsea, in quello che viene visto dai suoi ex tifosi dell’Arsenal come un mezzo tradimento. Fabregas diventa immediatamente centrale nel progetto dei Blues e resta a Stamford Bridge per quattro anni e mezzo, giocando 198 partite, segnando 22 gol e fornendo 57 assist.
Con il Chelsea lo spagnolo realizza il sogno di vincere il campionato per due volte, la prima da assoluto underdog per le Quote Premier League e aggiunge alla sua bacheca un’altra FA Cup e una Coppa di Lega. Nel gennaio 2019 tenta l’avventura in Francia, nelle file del Monaco. Fabregas resta nel Principato fino al 2022, collezionando 68 presenze, 4 reti e 9 assist, prima di rimanere svincolato.
L’ultima stagione da calciatore la gioca quindi a Como (17 match e 2 assist), in Serie B, prima di annunciare l’addio al calcio e il passaggio alla panchina, prima come allenatore della Primavera e successivamente della prima squadra dei lariani, all’inizio affiancato dall'esperto Osian Roberts, anche per la mancanza di patentino e poi, conquistata la Serie A, da primo allenatore effettivo.
Fabregas travolgente anche con le Furie Rosse
A questo resoconto manca chiaramente la carriera in nazionale. Anche nelle Furie Rosse Fabregas ha dovuto “lottare” contro i tre centrocampisti inamovibili del Barça, ma sia Luis Aragones che Vicente del Bosque lo hanno sempre considerato un elemento imprescindibile delle proprie squadre.
Basterebbe pensare che, nonostante l’addio alla Spagna ad appena 29 anni, il centrocampista ha raccolto oltre 100 presenze, giocando tre mondiali e tre europei, vincendo il campionato continentale nel 2008 e nel 2012 (segnando rispettivamente una e due reti) e chiaramente anche la Coppa del Mondo nel 2010.
I trasferimenti: dal premio di valorizzazione ai 40 milioni versati dal Barcellona
Fabregas è dunque stato protagonista di trasferimenti molto discussi e ovviamente, vista la caratura del calciatore, molto onerosi. Non lo è stato il primo, quello dal Barcellona all’Arsenal, visto che come molti giovanissimi il centrocampista non aveva ancora un contratto da professionista ed è quindi potuto andare in Premier League con i Gunners che hanno sborsato solo il premio di valorizzazione, sui 3,2 milioni di euro.
Sono invece 40 (34 più 6 di bonus) i milioni che i blaugrana hanno sborsato per riaverlo nel 2011, incassandone poi 33 quando lo hanno ceduto al Chelsea nel 2014. Il trasferimento dai Blues al Monaco è costato 9 milioni, mentre il Como lo ha preso da svincolato. Dunque, più di 80 milioni di euro movimentati in carriera, con un valore di mercato massimo di 55 milioni di euro, nell’ultima stagione all’Arsenal e nella prima a Barcellona.
I contratti di Fabregas da calciatore
E anche con gli stipendi il catalano non se l’è mai passata malissimo. All’Arsenal è arrivato a guadagnare 6 milioni di sterline a stagione (quindi 7 milioni di euro), che sono diventati 10 al Barcellona e sono saliti fino ad arrivare a 13 ai tempi del Chelsea. Al Monaco lo spagnolo è sceso a 7 milioni l’anno, per poi chiudere con il Como a 1,5 milioni per l’ultima stagione da calciatore.
Dunque, oltre 100 milioni guadagnati in campo, a cui aggiungere ora gli stipendi da allenatore. Il Como (di cui tra l’altro possiede quote societarie) gli versa un milione a stagione fino al 2028, ma è facile prevedere un aumento anche importante, sia in caso di permanenza che se dovesse passare su una panchina più prestigiosa.
Modulo Fabregas
A proposito di panchina, che allenatore è Fabregas? Uno che, chiaramente, si rifà alla tradizione blaugrana che parte da Johan Cruijff e passa per Pep Guardiola, dunque che cerca sempre un calcio propositivo e offensivo, caratterizzato da pressione alta e gioco fluido.
Lo schema più utilizzato dal catalano in questi primi anni di carriera è stato il 4-2-3-1, ma l’ex centrocampista non ha mai disdegnato altre disposizioni, tra cui il classico 4-3-3 stile cantera, adattandosi sia agli avversari che al materiale umano e tecnico a disposizione.
Il sistema di gioco del Como
Il Como di Fabregas parte con costruzione dal basso e utilizza la tecnica e la velocità dei suoi calciatori per attaccare la profondità e fare possesso palla. Insomma, un marchio di fabbrica made in Barcellona, ma che non disdegna principi tipici di altri grandi tecnici con cui Fabregas ha lavorato, come Wenger, Josè Mourinho e Antonio Conte.

E con maestri simili, chissà quali possono essere i limiti del catalano…
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Come gioca il Como
Nella dinamica dei 90', i lariani sono straordinari sia per qualità tecniche che per sincronia di inserimenti: nella stagione 2025/2026, solo la seconda in Serie A, si giocano, eccezion fatta per la corazzata interista, tutte le partite alla pari e anche quando perdono, come nel turno infrasettimanale contro il Milan di Allegri, escono tra gli applausi del pubblico e l'ammirazione degli appassionati di calcio italiani, che di prestazioni del genere, ne gradirebbero molte di più, anche dai c.d. top team!
*L'immagine di apertura dell'articolo è distribuita da Alamy.
