Pallone d'Oro Baggio: da quando nel 1956 è stato assegnato per la prima volta, il Pallone d’Oro ha sempre rappresentato il premio al miglior calciatore della stagione precedente. Certo, i criteri per le candidature sono cambiati nel corso dei decenni, il che crea anomalie come la mancata premiazione di Pelè o Diego Armando Maradona, che hanno entrambi giocato in un periodo in cui per vincere il premio bisognava essere europei. 

Pallone d'Oro Baggio

A ben vedere, comunque, il Pallone d’Oro è abbastanza esclusivo, considerando che sono appena 19 le nazioni che hanno visto trionfare a Parigi un loro calciatore. Tra queste c’è ovviamente l’Italia, che vanta cinque Palloni d’Oro vinti da altrettanti calciatori. 

Il primo è stato Omar Sivori nel 1961, l’ultimo Fabio Cannavaro nel 2006. In mezzo ci sono Gianni Rivera nel 1969, Paolo Rossi nel 1982 e Roberto Baggio nel 1993. 

E il trionfo del Divin Codino, come ci aiuta lo splendido speciale di Stefano Borghi su Sky è uno di quelli da raccontare.

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Baggio sul podio del Pallone d’Oro 1990

La prima apparizione di Baggio nella classifica del Pallone d’Oro è datata 1990, dopo un’annata perlomeno controversa. Il campionissimo di Caldogno è infatti appena passato alla Juventus, che nell’estate di quell’anno convince la Fiorentina a cederlo per circa 25 miliardi di lire. Il trasferimento fa scalpore, sia perché Baggio aveva appena portato la Viola a giocarsi la finale di Coppa UEFA 1989/90 (persa proprio contro la Juventus), sia perché arriva contro la volontà del calciatore e subito prima dei Mondiali di Italia ’90. 

Baggio dovrebbe essere la stella di quel torneo, ma l’azzurro che si rivela al mondo è Totò Schillaci, che diventa capocannoniere e che nel Pallone d’Oro si classifica secondo, dietro al tedesco (e campione del mondo) Lothar Matthaus. Il futuro Divin Codino arriva ottavo, raccogliendo otto preferenze. Nelle due annate successive, complici prestazioni non eccezionali della Juventus, Baggio non rientra neanche nei trenta candidati per il premio. Ma avrà decisamente modo di rifarsi.

L'iconica fascia da capitano di Roberto Baggio

Nell’estate del 1992, con l’addio di Stefano Tacconi, la squadra bianconera ha bisogno di un nuovo capitano. E nonostante rapporti non proprio idilliaci con la tifoseria (anche in seguito ad alcuni gesti legati al trasferimento dalla Fiorentina), Giovanni Trapattoni sceglie proprio Roberto Baggio. 

In quell’occasione nasce anche un’iconografia ormai diventata classica del numero 10: la fascia giallo-rossa blu. Non sono certo colori casuali, bensì quelli della Soka Gakkai, una scuola laica buddista giapponese che anche grazie a lui diventa celeberrima in Italia. 

Il rapporto di Baggio con il buddhismo inizia nel 1987, in uno dei momenti più complicati della sua carriera. Il veneto è infatti a Firenze ormai da due anni, ma ha giocato appena una manciata di partite, prima a causa dell’infortunio al legamento crociato del ginocchio subito con la maglia del Vicenza nel 1985, subito prima di trasferirsi in viola, e poi di quello al menisco rimediato a inizio stagione 1986/87. 

Baggio e il  buddhismo

Baggio si ritrova a frequentare un negozio di dischi in città e si incuriosisce quando il proprietario, Maurizio Boldrini, gli comincia a parlare della sua fede buddista. Per il numero 10, cresciuto cattolico, c’è quasi immediatamente un cambio di prospettiva e a inizio 1988 arriva l’adesione ufficiale alla Soka Gakkai. Di cui, neanche a dirlo, è uno dei membri più celebri al mondo, nonché uno dei più attivi a livello italiano. 

Nel corso degli anni infatti Baggio si è dedicato alla creazione di diversi spazi (centri culturali e sale riunioni), tra cui uno dei centri culturali buddisti più grandi d’Europa.

I gol realizzati da Baggio nella stagione 1992/1993

Dunque, Baggio comincia la stagione 1992/93 da capitano, ma prima subisce un infortunio in nazionale che lo tiene fermo per un mese e poi comincia ad avere degli screzi con Trapattoni. Il tecnico accusa il suo numero 10 di non giocare per la squadra, data la scarsa propensione a rientrare in copertura. 

Eppure le prestazioni di Baggio non possono che convincere il Trap che un calciatore che è praticamente in stato di grazia è comunque imprescindibile per la squadra. In campionato i bianconeri chiudono al quarto posto, ma Baggio realizza comunque 21 reti, che gli permettono di chiudere al secondo posto nella classifica cannonieri dietro solo allo straordinario Giuseppe Signori. 

Tra i match da ricordare in quella stagione c’è certamente quello contro l’Udinese, in cui il veneto realizza il primo poker della carriera.

Baggio vince la Coppa Uefa con la Juve

Ma Baggio la differenza vera la fa in Coppa UEFA. L’avventura europea comincia con il primo gol stagionale bianconero nella competizione contro i ciprioti dell’Anorthosis, ma poi le polveri dell’attaccante juventino rimangono bagnate fino al termine dei quarti di finale. Eppure, quando le partite pesano, Baggio si fa trovare contro. 

Nella semifinale di andata, giocata a Torino contro il Paris Saint-Germain, realizza la doppietta che permette alla Juventus di ribaltare il vantaggio dei transalpini, firmato da George Weah, primo marcatore per le quote calcio. Al ritorno al Parco dei Principi è ancora lui a segnare il gol dello 0-1 che scaccia i fantasmi di un ribaltamento e spedisce i bianconeri in finale. 

E anche all’ultimo atto non manca la sua firma, una doppietta nell’1-3 al Westfalenstadion che permette alla Juventus di giocare sul velluto al Delle Alpi, vincendo 3-0 il ritorno e portando a casa la coppa. 

La classifica del Pallone d’Oro 1993

Ad alzarla è proprio Baggio, che solleva da capitano il primo trofeo della sua carriera. Per quello successivo non ci vorrà moltissimo, perché a fine anno arriva anche l’incoronazione a Pallone d’Oro. Baggio, che ottiene 142 punti, stacca nettamente l’unico vero avversario, l’olandese Dennis Bergkamp, appena passato all’Inter, che si ferma a 83. Chiude il podio il francese Eric Cantona con 34 punti che precede il travolgente Boksic!

Quella del 1993 è l’unica vittoria del premio per Baggio, che però si toglierà comunque la soddisfazione di essere nominato in altre tre edizioni del Pallone d’Oro. Quella che certamente fa più male è quella del 1994, in cui arriva secondo dietro al bulgaro Hristo Stoichkov. 

I voti del Pallone d’Oro per il Divin Codino

Ed è facile immaginare che se gli Azzurri avessero vinto i Mondiali negli USA, in cui il Divin Codino (con l’iconica acconciatura nata proprio prima del torneo) è protagonista assoluto, probabilmente il veneto avrebbe bissato il trionfo dell’anno precedente. Nell’edizione 1995 Baggio riceve cinque voti, oscurato dalla nuova stella juventina Alex Del Piero. 

E poi nel 2001, a 34 anni, una soddisfazione non da poco, ovvero entrare nei calciatori votati (con un punto) quando indossava la maglia del Brescia. A dimostrazione che il talento non dipende certo dalla squadra che si rappresenta… 
 

Di Ermanno Pansa

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